Senza macchina fotografica
Negli anni venti del Novecento Man Ray sperimenta in camera oscura. Illuminato da una luce rossa, appoggia degli oggetti sulla carta fotosensibile, poi espone tutto accendendo la luce. L'impronta è netta dove l'oggetto aderisce e sfumata dove si solleva. È una stampa fotografica realizzata senza la macchina fotografica. Sono i rayographs.
Qualche anno dopo Lee Miller, la sua collaboratrice, sviluppando una stampa accende la luce per errore. La stampa prende luce una seconda volta e l'immagine cambia. Tengono quel difetto e ne fanno un loro segno distintivo, la solarizzazione.
L'errore da solo non vale niente. Vale quando qualcuno lo riconosce come una vera alternativa, o come l'evoluzione di un'idea, e decide di tenerlo.
Oggi le immagini si fanno anche senza macchina fotografica, con l'intelligenza artificiale. Ogni richiesta, il prompt, porta spesso a molte prove, e in mezzo c'è sempre qualcosa che va fuori strada. Ma a volte proprio quell'errore va nella direzione giusta, e allora lo tieni.
Man Ray con un modello generativo si divertirebbe parecchio con i suoi errori, e forse li firmerebbe.