Una mansarda al tramonto, la lampada Arco accesa piega il suo arco d'acciaio sopra tre sgabelli Mezzadro, rosso, nero e giallo, su un parquet chiaro

L'ovvio che nessuno vede

omaggio a Achille Castiglioni

Achille Castiglioni ripeteva agli studenti che senza curiosità tanto vale cambiare mestiere. Con il fratello Pier Giacomo prese un sedile di trattore e ne fece uno sgabello, il Mezzadro, e per illuminare un tavolo senza bucare il soffitto piantò un faro d'acciaio in un blocco di marmo, l'Arco. Collezionava oggetti anonimi, un ombrello, un occhiale da saldatore, perché lì dentro c'era design senza firma.

Si parte dal gesto, non dal disegno. Prima si osserva come le persone vivono, poi si risponde. L'Arco non nasce da uno schizzo, nasce da un problema domestico vero, e la sua forma è la soluzione resa visibile.

I prodotti digitali che funzionano sono nati così, qualcuno ha guardato un pollice muoversi su uno schermo e ha disegnato per quel pollice. Quelli che falliscono nascono al contrario, da un'estetica in cerca di un uso, da una moda vista altrove e appoggiata sopra un bisogno che non c'era. Con gli strumenti generativi il rischio raddoppia, produrre forme è facile, osservare gesti è diventato raro.

L'ovvio è il materiale più ricco che abbiamo, e pochi lo guardano proprio perché è sempre lì. Castiglioni lo raccoglieva e lo portava ai suoi studenti, oggetti senza firma che rispondevano a un bisogno meglio di tante opere firmate. Quante delle cose che usiamo ogni giorno sono state pensate e disegnate guardando davvero qualcuno usarle?