Il rosso
arriva prima
Bruno Munari diceva che un oggetto ben progettato si spiega da solo, e il colore è la prima parola che pronuncia. Milanese, designer, artista e didatta, passò la vita a mostrare come forma e colore comunicano prima di qualsiasi testo, dai libri illeggibili alle Xerografie, esperimenti dove il messaggio era interamente visivo.
Un rosso mette in allerta, un blu rassicura, un giallo chiama, e tutto questo succede prima che il cervello legga una sola parola. Oggi lo vediamo misurato nei prodotti digitali, il colore di un pulsante cambia la percentuale di chi lo tocca, il colore di una notifica decide se genera ansia o attesa, il colore dominante di una thumbnail decide se il pollice si ferma.
Eppure il colore è ancora trattato come decorazione, scelto per gusto personale o per moda, quando è linguaggio puro. Il colore sbagliato racconta la storia sbagliata, e nessun testo può correggerla dopo.
C'è poi una differenza che il mestiere di oggi deve conoscere, sullo schermo il colore è luce, non pigmento, vibra in un modo che la carta non ha mai avuto, e va pensato per quella vibrazione. Mi chiedo quanti brief dedicano al colore la stessa attenzione che dedicano al copy.