Stampa in bianco e nero su carta bianca, una figura tagliata all'altezza della bocca tiene una Rolleiflex biottica puntata verso chi guarda

Ferma, non immobile

omaggio a Richard Avedon

Nel 1955 Richard Avedon portò Dovima, in abito Dior, tra gli elefanti di un circo, e la moda scoprì che un'immagine ferma può contenere un movimento intero. Allievo di Brodovitch, poi suo fotografo a Harper's Bazaar, faceva saltare, correre, ridere le modelle negli anni in cui la posa era una statua.

La sua ossessione era la vita dentro il fotogramma. Anche nei ritratti su fondo bianco, spogliati di tutto, cercava l'istante in cui il volto si muove tra due espressioni, il gesto trattenuto, il capello fuori posto. Un'immagine ferma non è un'immagine immobile, è un movimento sospeso che l'occhio completa da solo.

I feed si riempiono di ritratti generati, tecnicamente puri, dove niente è mai successo un attimo prima e niente sta per succedere. È la differenza tra un adesso perfetto e un istante vero, che porta con sé un prima e un dopo. Un battito di ciglia vale più di un fuoco perfetto, e chi lavora con l'immagine generativa dovrebbe cercare questo, l'errore vivo, l'attimo di lato.

Ho passato una parte del mio mestiere a dare respiro a immagini ferme, e ogni volta il movimento era già dentro l'immagine, bastava trovarlo. Mi chiedo se le immagini di oggi abbiano ancora un prima e un dopo, o se siano soltanto un adesso, nitido e senza storia.